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UN PRETE DELLA DIOCESI DI FRIBURG0 (Svizzera)
SCRIVE QUESTA LETTERA AGLI AMICI
NEL GIORNO DI PASQUA 2011
Cara amica, caro amico,
alla vigilia di Pasqua, Festa della gioia e della speranza, cuore della fede dei cristiani, centro di ogni proposito di vita nuova, centro di forza per generare il futuro, non posso più restare in silenzio.
Avevo pensato in un primo tempo a una tribuna libera su un grande quotidiano….o a una voce mediatica via internet ( come è avvenuto per la primavera del nord-Africa). Alla fine ho scelto di rivolgermi direttamente ai preti amici con cui ho condiviso molte fatiche e speranze.
Mi rivolgo a voi con rispetto, e fino a un certo punto anche con ammirazione. Ma il tempo del prete che si santifica nel silenzio e nella solitudine è finito. E’ arrivato il tempo del rinnovamento, non per dividere la Chiesa ma per dargli un nuovo spirito e ritrovare la sua vera missione come ai tempi di Francesco di Assisi.
Non sono né un sociologo né un teologo per dare a voi un’analisi puntuale dei tradimenti della Chiesa attuale. Quindi questa mia iniziativa è solo un grido che viene dal cuore. E per fare questo mi appoggio su due punti:
- La danza delle false Speranze
- La dittatura dell’integralismo nella Chiesa.
LA DANZA DELLE FALSE SPERANZE
Con il Concilio Vaticano II ci hanno fatto credere che la Chiesa era pronta a un generale rinnovamento, in modo particolare a rivedere alcune sue vecchie tradizioni troppo legate alla loro storia e a non piccoli tradimenti nei confronti con il Vangelo di Gesù di Nazareth. Ci hanno mentito quando ci hanno fatto credere che il popolo di Dio era più importante della gerarchia, i ministeri solo dei servizi nella Chiesa e il Papa era solo il “servo dei servi”.
Quale mascherata, per usare un eufemismo!
E prendo come esempio Giovanni Paolo II che ha congelato completamente il Concilio Vaticano II e non si sa fino a quando……E si vuole beatificare questo papa per santificare tutto questo immobilismo? Per santificare il suo anticomunismo viscerale o la equivoca collaborazione di alcune gerarchie della Chiesa con alcune dittature. Ma la cosa peggiore che ha fatto questo papa è stata quella di aver imposto il silenzio a molti profeti del XX secolo e a tutti i teologi della teologia della liberazione. Non chiediamo di santificarli ma di metterci all’Ascolto del loro messaggio che è solo la eco di infinite sofferenze dei nostri fratelli e sorelle, affamati, umiliati, torturati.
Il capitolo 25 di Matteo è il cuore del Vangelo.Che tristezza solo a pensare al pontificato di Giovanni Paolo II.. Che tristezza solo a pensare alla elezione di Benedetto XVI. E cosa dire della nomina del nuovo vescovo di Friburgo? E’ uno scandalo! La Chiesa locale non ha potuto dire una parola, come se questa chiesa fosse incapace di intendere e di volere e incapace di ricevere il vento dello Spirito Santo.
Come avviene in tutte le dittature, il popolo viene ignorato; ma ancora peggio come avviene in tutte le sette. Ma la Chiesa cattolica (universale) è un setta? Questo può essere quando tutti i problemi devono passare da Roma. Nella Chiesa di oggi c’è un odore nauseabondo che si chiama Opus Dei.
Tutti lo sanno e nessuno parla…….
LA DITTATURA DELL’INTEGRALISMO
Come mai i domenicani dell’università di Friburgo sono circondati da membri influenti dell’Opus Dei? Semplicemente per riferire a Roma.
Per riassumere il mio pensiero vi lascio una delle mie convinzioni:”La Chiesa tornerà credibile solo quando accetterà le esperienze di tutte quelle persone che ha emarginato o ridotto al silenzio e solo quando si metterà alla pari con tutte le Chiese locali”.
Solo quando vivrà veramente la dinamica del provvisorio e saprà ritrovare le vere basi della sua antica tradizione. Perché la vera tradizione si trova nei fatti e non nelle parole. Nella fraternità e non nei dogmi.
Poco importa il numero dei campanili, dei battezzati, dei preti,dei vescovi, dei papi. Quello che è importante è L’AMORE, LA GIUSTIZIA, LA PACE.
Come mai la Chiesa si trova così lontana dalla sua vera missione? Forse a causa del mio silenzio. Ma anche a causa del vostro.
Io sono scomunicato a vita perché è ovvio che non chiederò mai la riduzione allo stato laicale. Che vocabolario! “ridurre un essere umano”. E che abuso di potere e quale concezione dell’uomo e della sua libertà!
E’ dunque da voi che attendo il Rinnovamento. Affinché gli abusi abbiano a terminare. Affinché finisca questa mascherata e possa fiorire in mezzo all’umanità il fiore dell’Amore Pasquale.
Marco Cesa (autografo)
PS. Se si vuole affrontare la questione del celibato dei preti non interrogate i sacerdoti sospesi a divinis, né coloro che hanno accettato la riduzione allo stato laicale (per cui le cose della vita sono cambiate di poco), ma coloro per i quali tutto è cambiato. Interrogate in modo particolare le donne che hanno subito violenze per abortire. Interrogate i preti sposati abbandonati dalle loro compagne. Ma in modo particolare interrogate i preti rovinati dall’alcool, dai farmaci, dal lavoro non sopportabile, eccessivo, quelli rovinati dal sesso e i suicidi.
La legge del celibato vivrà allora la sua vera rivoluzione, perché Dio, per mezzo di suo figlio, è venuto a incontrare l’uomo non con le parole, ma con i fatti:l’uomo di oggi in questo mondo di oggi.
Essere Persone Vive oggi, in questa festa di Pasqua, significa diventare rivoluzionari per salvare la sua Chiesa e impedire che vada alla rovina dal suo interno.
( Puoi trasmettere questo testo ai tuoi amici, ma non alla stampa.Questo non è uno spettacolo, ma un appello alla VITA).
Ciao a tutti. Qualche giorno fa ho scritto al Cardinale Christoph Schomborn la lettera che riporto di seguito:
Eminenza Rev.ma Pace,
mi chiamo Filippo, sono Sacerdote da tre anni, ho 32 anni e sono anche frate Cappuccino, da qualche mese ho chiesto al mio Ministro Provinciale di essere sospeso dal Ministero presbiterale e dalla Professione dei consigli evangelici perché mi sono innamorato di Manuela con la quale mi sposerò civilmente giorno 16 aprile c.a.
Le scrivo perché mi è sembrato di comprendere da qualche sua affermazione che è favorevole al fatto che il celibato non sia obbligatorio per tutti i candidati agli ordini sacri.
Adesso le racconto in breve la mia storia. Sono entrato giovanissimo tra i Frati cappuccini della Provincia Religiosa di Palermo, avevo ben 14 anni quando sono entrato in convento. Sono entrato in convento per rispondere alla chiamata del Signore che sentivo e sento tutt’oggi dentro il mio cuore. Intanto, durante questi trascorsi 17 anni mi sono innamorato più volte, ma tutte le volte che mi è accaduto ho cercato con tutte le mie forze di allontanare questo sentimento perché pensavo mettesse a repentaglio la mia vocazione religiosa. Intanto passano gli anni, e il desiderio di amare e ricevere amore da una persona diventa sempre più forte e irrefrenabile. Ho trascorso questi 17 anni in convento cercando di vivere il consiglio evangelico della castità ma non ci sono riuscito. Ogni tentativo era un fallimento. E il non riuscire a vivere da casto nel cuore e nel corpo mi rendeva triste, e mi faceva chiudere sempre più.
Ho chiesto, in ginocchio al Signore, per ben 17 anni il dono della Castità e della continenza, ma tale dono non è mai arrivato. Mi sono sentito sempre diviso nel cuore, mi sono sentito sempre separato; solo adesso con Manuela mi sento unito e mi sento casto come non mai.
I miei confratelli Cappuccini, compreso il mio Ministro Provinciale fr. Enzo Marchese O.F.M. Cap., mi sono stati vicini e continuano a starmi vicino in maniera veramente materna.
Sono stato ordinato Sacerdote dal mio confratello Cappuccino S. Ecc.za Rev.ma Mons. Fr. Francesco Papamanolis O. F. M. Cap., Vescovo di Syros, Santorini e Creta, il 12 ottobre 2007. Prima di andare via dal convento mi sono recato di persona in Grecia, presso il mio Vescovo per metterlo al corrente della mia scelta. Con il Vescovo Francesco abbiamo un rapporto meraviglioso, siamo amici oltre ad essere fratelli del medesimo Ordine. Ovviamente il mio Vescovo è rimasto sgomento e non condivide affatto la mia scelta, mi ha detto che non la comprende.
Eminenza, io amo il Ministero Sacerdotale. Dal Signore mi sento chiamato a vivere e realizzare insieme le due vocazioni. Intanto come lei ben sa, noi Sacerdoti che facciamo una scelta del genere dobbiamo necessariamente rinunciare all’esercizio del Ministero. Questa rinuncia mi fa molto soffrire. Io sento nel mio cuore la Vocazione al Sacerdozio ed anche, come già le dicevo, la Vocazione al Matrimonio.
Come lei ben sa queste due vocazioni, secondo le vigenti leggi ecclesiastiche, non possono convivere insieme, almeno per alcuni nella Chiesa.
Le vorrei chiedere una cosa, perché lei che è Cardinale non prende a cuore questa causa? Di fatto, noi sacerdoti che siamo stati sospesi dal Ministero, non abbiamo più alcun interlocutore nella Chiesa, siamo lasciati da soli. Ora mi chiedo, può una madre abbandonare suo figlio? La Chiesa definita anche Madre, di fatto, abbandona i sacerdoti sposati. Li rigetta, li allontana, si vergogna di avere figli del genere.
Se lei è sensibile a questa problematica perché non chiede al Santo Padre, o a chi per lui, di essere l’assistente di migliaia di Sacerdoti che si trovano nella mia medesima situazione?
Prego e affido questa mia ardita richiesta al suo cuore di Padre, e nelle mani di Maria, Madre di Dio e della Chiesa.
Aspetto sue notizie. Chiedo la sua benedizione sulla mia famiglia.
Con sentimenti di stima,
Cecala Filippo.
Mi ha risposto così:
Il celibato
16. La perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli, raccomandata da Cristo Signore nel corso dei secoli
e anche ai nostri giorni gioiosamente abbracciata e lodevolmente osservata da non pochi fedeli, è sempre stata considerata dalla Chiesa come particolarmente confacente alla vita sacerdotale. Essa
è infatti segno e allo stesso tempo stimolo della carità pastorale, nonché fonte speciale di fecondità spirituale nel mondo. Essa non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio,
come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l'aiuto della
grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti presbiteri coniugati: per questo il nostro sacro Sinodo, nel raccomandare il celibato ecclesiastico, non intende tuttavia mutare quella
disciplina diversa che è legittimamente in vigore nelle Chiese orientali, anzi esorta amorevolmente tutti coloro che hanno ricevuto il presbiterato quando erano nello stato matrimoniale a
perseverare nella santa vocazione, continuando a dedicare pienamente e con generosità la propria vita per il gregge loro affidato.
Preti celibi e preti sposati
di Basilio Petrà
09 luglio 2011
Cittadella editrice
La recensione di Aldo Maria Valli
Avremo in futuro preti sposati? E perché la Chiesa cattolica di rito latino non ammette ancora questa possibilità? Rilanciata dalla questione degli abusi sessuali commessi da uomini consacrati, la questione è tornata d'attualità. Ci è tornata nel modo più sbagliato, perché il fatto di potersi sposare non garantisce di per sé l'eliminazione dei casi di abuso, e tuttavia un certo dibattito si è riaperto, come dimostra anche la recente lettera di centocinquanta teologi tedeschi, austriaci e svizzeri, intitolata Chiesa 2011: un rinnovamento indispensabile, nella quale l'abolizione dell'obbligo del celibato figura tra le principali richieste.
In questa atmosfera, un contributo onesto e documentato viene dal saggio di Basilio Petrà Preti celibi e preti sposati. Due carismi della Chiesa cattolica (Cittadella editrice, 110 pagine, 11,50 euro), nel quale si affronta il valore teologico e spirituale del sacerdozio uxorato, intendendo con questa espressione il sacerdozio di uomini sposati che, in accordo con la moglie e gli eventuali figli, ricevono l'ordinazione.
L'autore, prete della diocesi di Prato e ordinario di teologia morale alla Facoltà teologica dell'Italia centrale, spiega che fino a un centinaio d'anni fa nella Chiesa cattolica di rito latino "era pacificamente accettata l'idea che la legge celibataria fosse una pura legge ecclesiastica". Nulla di dogmatico, quindi, ma piuttosto una questione di convenientia. Sia sul piano pratico (non avere troppe preoccupazioni terrene) sia su quello, diremmo oggi, dell'immagine (il prete celibe come testimone del soprannaturale) il celibato sembrava dare maggiori garanzie rispetto alla possibilità di sposarsi.
Con i rapidi cambiamenti sociali e culturali avvenuti a partire dall'inizio del XX secolo e, poi, con il Concilio Vaticano II, a partire dal quale si è sviluppata una nuova teologia della sessualità, del matrimonio e della famiglia, ci si sarebbe aspettati anche un parallelo percorso di apertura e disponibilità della Chiesa verso l'ipotesi del sacerdozio uxorato. Invece è avvenuto proprio il contrario. Gradualmente si è sviluppata una teologia del celibato sempre più rigorosa e stringente, della quale è espressione soprattutto la Pastores dabo vobis del 1992, l'esortazione apostolica con la quale Giovanni Paolo II, al termine del sinodo dei vescovi di due anni prima, ribadì la connessione tra celibato e sacerdozio sottolineando che, attraverso l'ordinazione sacerdotale, il prete si configura a Cristo in quanto sposo della Chiesa.
Il processo, nota Petrà, ha un che di paradossale, specie se si pensa che, di pari passo, la Chiesa cattolica di rito latino ha riconosciuto la dignità del sacerdozio uxorato cattolico di rito orientale. Di fatto, secondo l'autore, la posizione della Chiesa di Roma è contraddittoria. Proprio nel momento in cui, per la prassi, la connessione tra stato celibatario e ordine sacro viene vista solo come questione di diritto ecclesiastico (altrimenti non si lascerebbe libertà di eccezione alle Chiese cattoliche di rito orientale), ecco che la dottrina rende invece la connessione sempre più interiore, stringente e profonda.
Secondo Petrà, la Chiesa potrebbe e dovrebbe uscire dalla contraddizione tornando al Concilio Vaticano II e alla sua capacità di leggere la realtà umana non in termini di esclusione (aut aut), ma di inclusione (et et). Bisognerebbe evitare i rischi di "radicalizzazione sacramentale del celibato" per "accogliere adeguatamente tutti i doni di Dio senza vederli in opposizione tra loro e senza escluderne alcuno preventivamente".
Su questo piano, un primo passo sarebbe quello di accettare nei fatti il carattere cattolico del sacerdozio uxorato "senza guardarlo come se fosse una sorta di virus dal quale difendersi o come una disciplina tollerata, da mantenere in una sorta di riserva indiana".
Occorre anche liberarsi dalla paura di suscitare confusione o scandalo nei fedeli e dal pensiero che eventuali aperture potrebbero indebolire la scelta del celibato. Semmai, in un regime di libertà, la scelta sarebbe più motivata. "I carismi non vanno esaltati l'uno in opposizione all'altro, ma l'uno in armonia con l'altro. Anche perché ciò che realmente conta non è la consistenza o configurazione oggettiva dei carismi, ma la qualità interiore - umana, morale, spirituale - della persona".
Avremo in futuro, e con pari dignità, un clero uxorato cattolico di rito latino accanto al clero celibatario? La risposta va data sul piano dell'elaborazione teologica. Per una teologia del sacerdozio aperta alle due opzioni i tempi sembrano maturi, ma per dare il via al confronto ci vorrebbero più coraggio e fiducia. La spinta, dice Petrà, verrà forse dal fatto che tanto nelle Chiese cattoliche di rito orientale quanto nelle Chiese ortodosse aumenta il numero di preti uxorati che sono anche teologi e che vivono la loro condizione come un valore, non come un peso o come una concessione alla debolezza dell'uomo.
Mi dispiace che Il Cardinale di Vienna abbia dato quel tipo di risposta, credevo fosse sensibile a questo problema. Sono con te quando dici che i vescovi pensano a tutto meno che a queste cose. I preti e i fedeli dovrebbero trovare il modo di far udire la propria voce, quanto prima, basta aspettare!
Domenica scorsa abbiamo celebrato la Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni, ma anche se sempre dobbiamo impetrare il dono delle sante vocazioni, dobbiamo anche ricordarci che nella chiesa ci sono già dei preti messi a "riposo forzato" e che in gran parte sarebbero pronti a "rientrare in servizio" ma che la gerarchia cattolica non vuole prendere in considerazione. Parlo dei preti sposati, che hanno scelto di amare una donna e di avere dei figli, i quali probabilmente sentono di avere la vocazione al ministero e al matrimonio, e che i nostri vescovi e cardinali considerano "traditori" e non cercano di ascoltare le ragioni che hanno portato a fare una scelta diversa da quella celibataria. Se i vescovi si aprissero maggiormente al confronto con questa realtà, se molti più preti e fedeli facessero sentire la loro voce, forse cadrebbe la norma del celibato obbligatorio e avremmo molti più preti felici per le nostre comunità. I preti fanno parlare di se e non sempre in modo positivo, forse è giunto il momento di dare alla chiesa latina una nuova tipologia di prete, un prete con famiglia, più vicino alla gente, che vive i problemi delle famiglie, che quando parla di amore sa cosa significa veramente amare qualcuno e non cerca solo il successo e la gratificazione narcisistica da parte dei fedeli. Un uomo sposato potrebbe tranquillamente essere ministro di una comunità, come avviene nell'oriente cristiano anche cattolico, come avveniva in tutta la chiesa per più di mille anni in cui preti e vescovi erano sposati. Dovrebbe cadere anche la norma che vieta il matrimonio dopo l'ordinazione sacerdotale, perché non si può prevedere quando un uomo incontri la donna della sua vita. Meno norme e più cuore, meno casta e più vangelo, meno orgoglio conservatore e più umiltà nel leggere i segni dei tempi, questo si dovrebbe richiedere alla chiesa oggi. Il Papa non si preoccupa di queste cose? Se la spinta non parte dall'alto della gerarchia, allora dovrebbe partire dal basso e quindi dai fedeli laici.
Gentile Filippo,
Sono capitato per caso sul suo blog e mi sono soffermato per curiosità. Sono rimasto particolarmente colpito dalla lettera scritta al Cardinale e nella quale racconta la sua vocazione. Da ciò che scrive traspare evidente una grande sofferenza che sfocia (almeno mi pare) in rabbia. Proprio a quest'ultimo sentimento penso di potere ascrivere le "brutte" espressioni rivolte alla gerarchia e ai sacerdoti "che conducono una dobbia vita".
Lei scrive:
<<Ho chiesto, in ginocchio al Signore, per ben 17 anni il dono della Castità e della continenza, ma tale dono non è mai arrivato. Mi sono sentito sempre diviso nel cuore, mi sono sentito sempre separato; solo adesso con Manuela mi sento unito e mi sento casto come non mai.>>
Non mi meraviglio della lotta, ma mi dà da pensare la divisione del cuore. Mi viene da Chiedermi: Non ha mai dubitato della sua vocazione religiosa? E' possibile che, essendo entrato in convento a 14 anni, non abbia compreso bene ciò cui ilmSignore la chiamava?
Come fa ad affermare con tanta certezza di essere chiamato al sacerdozio oltre che al matrimonio?
Mi accorgo che sono domande che richiedono tanto spazio per la risposta, ma penso potrebbero aiutare chi si accosta al blog a comprendere il suo pensiero.
Sperando in una sua risposta, le assicuro la mia stima.
Leman
Ciao carissimo, ti ringrazio per avere letto e scritto qualcosa nel mio blog. Non ho mai dubitato della mia vocazione, nè tanto meno ne dubito nella nuova scelta di vita. Ho spiegato ai miei superiori che il Signore, nella sua tenerezza e misericordia, realizza insieme agli uomini e alle donne che ama, una storia personalizzata di salvezza. Mentre agli occhi di tanti può apparire che l'errore sta nell'essere entrato in giovane età in convento, per me non è così. Ogni passo, ogni singolo passo: professione temporanea, professione perpetua, ordinazione diaconale e di seguito ordinazione presbiterale, sono stati fatti con piena consapevolezza, in piena libertà e con la profonda convinzione che il Signore mi ha condotto e mi conduce per mano. Oggi, vedo la mia nuova scelta di vita in continuità con quanto ho fatto prima. Non potevo vivere insieme le due vocazioni, a motivo delle vigenti leggi ecclesiastiche, ho dovuto scegliere ed ho scelto per la vita coniugale con il desiderio e con l'anelito che un giorno le leggi ecclesistiche cambieranno. Questa è la mia posizione in merito alla tua domanda. Circa ciò che affermo nei confronti della gerarchia e ai sacerdoti non penso siano "brutte espressioni" mi pare di avere semplicemente affermato che pensano a molte cose e non prendono in considerazione problematiche importanti quali il celibato obbligatorio che in questo momento storico è conditio sine qua non per accedere al ministero presbiterale. Tanto per essere concreto le riporto di seguito un numero importante della presbiterorum ordinis n° 16, (Decreto Conciliare del Concilio Vaticano II) cito testualmente: "La perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli, raccomandata da Cristo Signore (124) nel corso dei secoli e anche ai nostri giorni gioiosamente abbracciata e lodevolmente osservata da non pochi fedeli, è sempre stata considerata dalla Chiesa come particolarmente confacente alla vita sacerdotale. Essa è infatti segno e allo stesso tempo stimolo della carità pastorale, nonché fonte speciale di fecondità spirituale nel mondo (125). Essa non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva (126) e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l'aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti presbiteri coniugati: per questo il nostro sacro Sinodo, nel raccomandare il celibato ecclesiastico, non intende tuttavia mutare quella disciplina diversa che è legittimamente in vigore nelle Chiese orientali, anzi esorta amorevolmente tutti coloro che hanno ricevuto il presbiterato quando erano nello stato matrimoniale a perseverare nella santa vocazione, continuando a dedicare pienamente e con generosità la propria vita per il gregge loro affidato (127)." Ti confesso per esperienza riflessa e anche diretta, che la perfetta e perpetua continenza non sempre è abbracciata gioiosamente da quanti sono chiamati al ministero. Sono poche le persone che avendo ricevuto il dono della continenza vivono gioisamente e, grazie a Dio, ho conosciuto e conosco consacrati e presbiteri che avendo ricevuto dal Signore il dono del celibato vivono e conducono una vita serena e si sentono pienamente realizzati. infine come i padri conciliari affermano, come ho riportato sopra che: "Essa (la continenza) non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva..." Questa affermazione è illuminante è non ha bisogno di nessun commento ed ampliamento. Anche l'apertura del Santo Padre Benedetto XVI agli Anglicani con la Anglicanorum Coetibus è un importante segno dei tempi che prima o poi permetterà anche ai presbiteri di rito latino di accedere al ministero presbiterale scegliendo liberamente o per il presbiterato uxorato o per il presbiterato da celibi. Prego ogni giorno affinchè il Signore porti a compimento l'opera che ha già iniziato. Rimango disponibile per qualsivoglia ulteriore confronto. Grazie per avermi dato la possibilità di esprimermi in merito. Infine ringrazio il Signore per avermi fatto incontrare Manuela, mia moglie, il mio arcobaleno.
Ringrazio il Signore perchè me l'ha fatta incontrare per far si che la mia gioia sia piena!!
saluti e cordiali e rimaniamo in contatto.
Filippo.
Caro Filippo, tu hai scritto "Ho chiesto, in ginocchio al Signore, per ben 17 anni il dono della Castità e della continenza, ma tale dono non è mai arrivato".
Il dono del celibato è iniziativa di Dio... non è qualcosa che viene richiesta da noi... è scoprendo di avere questo dono che si chiede a Dio la forza di poterlo mantenere.
La chiesa cattolica di rito latino ha ritenuto opportuno scegliere i candidati all'ordine sacro proprio tra coloro che scoprono di avere questo Dono e proprio perchè è considerato tale penso che sia impossibile che venga vissuto come una "privazione" o "castrazione".
Il discernimento vocazionale serve proprio a questo.... scoprire i carismi che ci sono stati dati e investirli nella vocazione che c'è stata affidata...
Prego per voi...
Ciao carissimo fratello in Cristo, da come scrivi, comprendo bene che sei un addetto ai lavori, essendo un fratello in Cristo potevi anche non conservare l'anonimato, ma non preoccuparti, vuol dire che hai i tuoi buoni e validi motivi per rimanere nel segreto della tua identità. Scrivi bene e mi auguro che ciò che mi hai ribadito, e che io ben conosco, tu lo viva pienamente. Si hai ragione il celibato è un dono ed è iniziativa di Dio, tuttavia ben sai cosa dice il Concilio Vaticano II in merito: "La perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli, raccomandata da Cristo Signore (124) nel corso dei secoli e anche ai nostri giorni gioiosamente abbracciata e lodevolmente osservata da non pochi fedeli, è sempre stata considerata dalla Chiesa come particolarmente confacente alla vita sacerdotale. Essa è infatti segno e allo stesso tempo stimolo della carità pastorale, nonché fonte speciale di fecondità spirituale nel mondo (125). Essa non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva (126) e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l'aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti presbiteri coniugati..." (da Presbiterorum Ordinis n° 16). Questa definizione conciliare, a mio parere è molto importante e a partire da questa affermazione in futuro anche i sacerdoti di rito latino saranno liberi di accedere agli ordini sacri a partire dal dono che il Signore ha fatto loro. Come inoltre ben saprai la scelta del celibato obbligatorio per la chiesa Latina è un'imposizione che nasce per contingenze storiche ben definite. Pertanto essendo una legge ecclesiastica e non una legge divina, può essere tranquillamente rivisitata. La Chiesa Latina attualmente impone come condictio sine qua non il celibato obbligatorio per coloro che sentono la chiamata del Signore al Sacerdozio. Una domanda: come può la Chiesa Cattolica precludere ad alcune persone, chiamate dal Signore, la possibilità di rispondere alla sua chiamata visto che Essa (La perfetta e perpetua continenza) non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio? Altra domanda: e se il Signore chiama qualcuno al ministero ordinato senza dare a quest'ultimo il dono del celibato, come la mettiamo? Per me queste argomentazioni rimangono aperte, altrimenti non avrei fatto la scelta che ho fatto. Rimango a disposizione per qualsivoglia altra chiarificazione, per me il dialogo è e rimane aperto. Ti auguro ogni bene!
Ciao Filippo, come stai? spero bene; sono capitato per caso nel tuo blog, e, dopo aver capito chi sei, ho dato una lettura alle cose che hai scritto, e mi sembrano piene di buon senso e coscienza, e come tu sai meglio di me, la coscienza è l'unica che conosce il bene e il male, così come dentro di noi quando commettiamo qualcosa che non dovremmo, la nostra coscienza ce lo ricorda. Comunque, lo so che sei un bravo ragazzo, e se il tuo cuore e la tua anima sono sereni con la tua scelta di essere innamorato, continua così. Pensa che ognuno di noi può essere nel suo piccolo, un "sacerdote di Cristo", con una vita buona, e meritevole del benemerito del nostro Signore. Ti volevo ringraziare per quando mi difendesti da chi voleva farmi del male. Ti auguro di essere felice come tu ti meriti. Con affetto. Livio
Carissimo Fiplippo,complimenti per il tuo sito...
Ti scrivo qui delle cose e da queste cose capirai i motivi del perchè il Cardinale al quale hai inviato la tua lettera ti ha scritto in quel modo freddo e indisponente...sono notizie documentate e vere...trai le conseguenze....
29 giugno 2011 - L’ arcivescovo di Vienna Schönborn denunciato per aver nascosto due casi di abusi sessuali da parte di religiosi della sua diocesi.
Il cardinale di Vienna Christoph Schönborn è stato denunciato insieme a due altri religiosi della Chiesa cattolica austriaca in merito ad alcuni abusi sessuali che il porporato avrebbe coperto. L’ avvocato della vittima, Werner Schostal , lo ha annunciato alla stampa, spiegando come l’arcivescovo di Vienna avrebbe impedito di far intervenire la magistratura per punire un prete ed un frate francescano che avevano violentato ripetutamente una donna.
MOLESTIE COPERTE – Nel 1994 un’austriaca che oggi ha 45 anni avrebbe confidato a Christoph Schönborn, [...]
all’epoca vescovo ausiliario, di essere stata molestata da un frate francescano tirolese durante le giornate mondiali della gioventù svoltesi dieci anni prima a Roma, quando aveva 17 anni. L’incontro col Papa si sarebbe dunque trasformato in un incubo per la donna, stuprata nell’abitazione del religioso, che ha poi subito ulteriori abusi sessuali negli anni successivi. I casi di violenza sono stati confessati anche dal frate molestatore alla diocesi di Innsbruck, che lo ha sospeso dal suo ruolo di consulente spirituale nelle scuole. La Commissione Klasnic, istituita dalla Chiesa austriaca e dal governo per indagare sugli abusi dei religiosi austriaci, ha riconosciuto la donna come vittima di una violenza sessuale, offrendole un percorso terapeutico per mitigare il trauma degli abusi subiti. Christoph Schönborn non avrebbe però, secondo quanto denunciato dalla donna, denunciato il frate tirolese responsabile delle violenze, coprendolo in modo da impedire l’avvio di un’inchiesta della magistratura.
NUOVO ABUSO – La donna ha inoltre denunciato il responsabile di Missio Austriaca, un’istituzione religiosa, direttamente dipendente dal Vaticano, responsabile dell’evangelizzazione dei popoli. Il direttore, Leo Maasburg, avrebbe abusato della donna negli anni novanta, dopo che lo stesso cardinale Schönborn le ha consigliato di contattarlo per denunciare la violenza subita in precedenza dal frate francescano. Sia il cardinale di Vienna che il responsabile di Missio Austria hanno respinto le accuse, sulle quali ora indagherà la magistratura. Anche la commissione Klasnic ha avviato un’indagine sull’abuso compiuto da Maasburg, noto in Austria e nel mondo cattolico per essere stato a lungo un accompagnatore di Madre Teresa di Calcutta.
Caro Filippo, condivido la tua sofferenza e da qualche anno sto pregando anch'io per questo problema! E' un discorso delicato che andrebbe affrontato con il Santo Padre e ben valutare .. con molta serenità e con vero amore cristiano fraterno. Il nascondimento, la pedofilia, sono cose terribili ... auguriamoci che lo Spirito Santo illumini sua Santità, perchè è una piaga reciproca nella verità. Dio vede e provvede e sicuramente ascolterà e interverrà. Credo che chi si trova in tale situazione deve avere la forza di essere nella verità, nella luce, tu ora se ho ben compreso hai fatto una scelta determinante..prega molto con la tua consorte, date buon esempio, non ti affliggere, continua ad amare Dio come hai sempre fatto, non abbandonarlo mai qualunque cosa accada, anche nello scoraggiamento. Soffri, piangi, ma se sei sincero ti rialza.Io credo profondamente in Gesù e Maria affidiamoci a loro e a tuttti i santi. Ti auguro di cuore ogni bene, prega anche tu per me, per i confratelli che vivono questa grande difficoltà. Oggi viviamo grandi sofferenze, tu attendi un figlio, il mio è andato alla casa del padre a soli anni 20 drasticamente, ho il cuore crocifisso in tutti i sensi, vivo il mio dolore in solitudine, nel silenzio con preghiera continua, vangelo in mano giorno e notte e servizio per la chiesa anche se non si è compresi e amati. In questi giorni si fa la novena a Padre Pio,interpellano ma lui ci ha insegnato la sofferenza, abbracciare la croce e dare testimonianza. Grazie! Sappi che io non utilizzo internet, è stato lo spirito santo che mi ha guidata. Buon cammino...