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  • Sono Sacerdote e sono innamorato. Desidero incontrare tutti quei sacerdoti che sentono in cuor loro di poter realizzare insime la vocazione al Matrimonio e al Sacerdozio.

UN PRETE DELLA DIOCESI DI FRIBURG0 (Svizzera) SCRIVE QUESTA LETTERA AGLI AMICI NEL GIORNO DI PASQUA

UN PRETE DELLA DIOCESI DI FRIBURG0 (Svizzera)

SCRIVE QUESTA LETTERA AGLI AMICI

 NEL GIORNO DI PASQUA 2011

 

 

 

 

Cara amica, caro amico,

 

alla vigilia di Pasqua, Festa della gioia e della speranza, cuore della fede dei cristiani, centro di ogni proposito di vita nuova, centro di forza per generare il futuro, non posso più restare in silenzio.

 

Avevo pensato in un primo tempo  a una tribuna libera su un grande quotidiano….o a una voce mediatica via internet ( come è avvenuto per la primavera del nord-Africa).  Alla fine ho scelto di rivolgermi direttamente ai preti amici con cui ho condiviso molte fatiche e speranze.

 

Mi rivolgo a voi con rispetto, e fino a un certo punto anche con ammirazione. Ma il tempo del prete che si santifica nel silenzio e nella solitudine è finito. E’ arrivato il tempo del rinnovamento, non per dividere la Chiesa ma per dargli un nuovo spirito e ritrovare la sua vera missione come ai tempi di Francesco di Assisi.

 

Non sono né un sociologo né un teologo per dare a voi un’analisi puntuale  dei tradimenti della Chiesa attuale. Quindi questa mia iniziativa è solo un grido che viene dal cuore. E per fare questo mi appoggio su due punti:

-         La danza delle false Speranze

-         La dittatura dell’integralismo nella Chiesa.

     

LA DANZA DELLE FALSE SPERANZE

 

Con il Concilio Vaticano II ci hanno fatto credere che la Chiesa era pronta a un generale rinnovamento, in modo particolare a rivedere alcune sue vecchie tradizioni  troppo legate alla loro storia e a non piccoli tradimenti nei confronti con il Vangelo di Gesù di Nazareth.  Ci hanno mentito quando ci hanno fatto credere che il popolo di Dio era più importante della gerarchia, i ministeri solo dei servizi nella Chiesa  e il Papa era solo il “servo dei servi”.

Quale mascherata, per usare un eufemismo!

E prendo come esempio Giovanni Paolo II che ha congelato completamente il Concilio Vaticano II e non si sa fino a quando……E si vuole beatificare questo papa per santificare tutto questo immobilismo?  Per santificare il suo anticomunismo viscerale o la equivoca collaborazione di alcune gerarchie della Chiesa con alcune dittature. Ma la cosa peggiore che ha fatto questo papa è stata quella di aver imposto il silenzio a molti profeti del XX secolo e a tutti i teologi della teologia della liberazione. Non chiediamo di santificarli ma di metterci all’Ascolto del loro messaggio che è solo la eco di infinite sofferenze dei nostri fratelli e sorelle, affamati, umiliati, torturati.

 

Il capitolo 25 di Matteo è il cuore del Vangelo.Che tristezza solo a pensare al pontificato di Giovanni Paolo II.. Che tristezza solo a pensare alla elezione di Benedetto XVI. E cosa dire della nomina del nuovo vescovo di Friburgo? E’ uno scandalo!  La Chiesa locale non ha potuto dire una parola, come se questa chiesa fosse incapace di intendere e di volere e incapace di ricevere il vento dello Spirito Santo.

Come avviene in tutte le dittature, il popolo viene ignorato; ma ancora peggio come avviene in tutte le sette. Ma la Chiesa cattolica (universale) è un setta? Questo può essere quando tutti i problemi devono passare da Roma. Nella Chiesa di oggi c’è un odore nauseabondo che si chiama Opus Dei.

Tutti lo sanno e nessuno parla…….

 

LA DITTATURA DELL’INTEGRALISMO

 

 

Come mai i domenicani dell’università di Friburgo sono circondati da membri influenti dell’Opus Dei?  Semplicemente per riferire a Roma.

    Per riassumere il mio pensiero vi lascio una delle mie convinzioni:”La Chiesa tornerà credibile solo quando accetterà le esperienze di tutte quelle persone che ha emarginato o ridotto al silenzio e solo quando si metterà alla pari con tutte le Chiese locali”.

Solo quando vivrà veramente la dinamica del provvisorio e saprà ritrovare le vere basi della sua antica tradizione. Perché la vera tradizione si trova nei fatti e non nelle parole. Nella fraternità e non nei dogmi.

    Poco importa il numero dei campanili, dei battezzati, dei preti,dei vescovi, dei papi. Quello che è importante è L’AMORE, LA GIUSTIZIA, LA PACE.

 

Come mai la Chiesa si trova così lontana dalla sua vera missione?  Forse a causa del mio silenzio. Ma anche a causa del vostro.

Io sono scomunicato a vita perché è ovvio che non chiederò mai la riduzione allo stato laicale. Che vocabolario! “ridurre un essere umano”. E che abuso di potere e quale concezione dell’uomo e della sua libertà!

 

E’ dunque da voi che attendo il Rinnovamento. Affinché gli abusi abbiano a terminare. Affinché finisca questa mascherata e possa fiorire in mezzo all’umanità il fiore dell’Amore Pasquale.

 

                                                                                                    Marco Cesa  (autografo)

 

 

 

PS. Se si vuole affrontare la questione del celibato dei preti non interrogate i sacerdoti sospesi a divinis, né coloro che hanno accettato la riduzione allo stato laicale (per cui le cose della vita sono cambiate di poco), ma coloro per i quali tutto è cambiato. Interrogate in modo particolare le donne che hanno subito violenze per abortire. Interrogate i preti sposati abbandonati dalle loro compagne. Ma in modo particolare interrogate i preti rovinati dall’alcool, dai farmaci, dal lavoro non sopportabile, eccessivo, quelli rovinati dal sesso e i suicidi.

    La legge del celibato vivrà allora la sua vera rivoluzione, perché Dio, per mezzo di suo figlio, è venuto a incontrare l’uomo non con le parole, ma con i fatti:l’uomo di oggi in questo mondo di oggi.

    Essere Persone Vive oggi, in questa festa di Pasqua, significa diventare rivoluzionari per salvare la sua Chiesa e impedire che vada alla rovina dal suo interno.

 

( Puoi trasmettere questo testo ai tuoi amici, ma non alla stampa.Questo non è uno spettacolo, ma un appello alla VITA).

 

 

 

 

 

 

Wednesday 25 may 2011 3 25 /05 /Mag /2011 16:18

broadtail_hummingbird.jpgRingrazio tutti coloro che visitano il mio blog. Mi pare di capire che diversi visitano, leggono ed altri visitano, leggono e scrivono qualcosa. Sono grato a quanti mi hanno manifestato vicinanza e sono altresì grato anche a coloro che visitano senza lasciare traccia della loro visita.

E' bello potere condividere le idee, i pensieri, potersi confrontare. A me piace confrontarmi e mi piace anche sapere che ci sono molte persone che condividono la mia scelta.

Ci sono anche persone che si sono sorprese, altre ancora che si sono allontanate e si sono chiuse in un silenzio incomprensibile, forse perchè non condividono la mia scelta di vita, anche per queste persone c'è posto nel mio cuore.

Penso che la nostra primigenia realizzazione umana sia quella di amare e ricevere amore. Il grande Agostino di Ippona scrive: "Ama e fa' ciò che vuoi", penso che la mia scelta sia proprio su questa scia.

Penso altresì che l'uomo che non ama si atrofizza e pian, piano muore dentro, forse può essere vivo biologicamente, ma dentro se stesso è morto, e chi è morto dentro produce opere di morte.

In questi mesi ho avuto modo di sentire molti miei fratelli nel Sacerdozio che si trovano nella mia medesima situazione, è stato incoraggiante sentire le loro storie, i loro travagli e adesso la loro serenità.

Auguro ogni bene a quanti vorranno lascire una loro opinione su questo mio blog.

 

Saluti cordiali Filippo.


Di filippo
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Commenti

Ciao frà filippo è bello incontrarti di nuovo anche se virtualmente ,sono convinta che nulla mai accada per caso ma in tutto c'è un disegno che io chiamo divino in quello che la vita ci fà incontrare. Casualmente navigando in rete mi sono imbattuta nel tuo blog e grazie a questo ho saputo che il Signore ha riservato per Te (oltre alla vocazione ministeriale del sacerdozio ) la stupenda scoperta dell'Amore Sponsale facendo Te e Manuela protagonisti di un Amore più grande .Per quel poco tempo che ho avuto modo di conoscerti in fraternità mi è stato facile volerti bene come un figlio forse per il tuo sguardo limpido per la tua semplicità e mi è stato facile ricordarti sempre nelle mie preghiere. A novembre ho saputo da alcuni amici che avevi lasciato il sacerdozio ma non le motivazioni che ti avevano spinto a fare questo. Ieri per caso mi sono imbattuta nel tuo Blog e leggendo ho capito che la tua vita si era arricchita di nuove emozioni , come tu ben dici l'Amore è il vero senso della vita e l'essenziale per vivere senza di esso siamo solo involucri inerti.Leggendo il tuo bog ho percepito sofferenza nelle tue parole per l'incomprensione di Santa Madre Chiesa nei confronti di chi come Voi sta vivendo queste situazioni complicate ma come tu ben sai i tempi della Chiesa terrena sono molto lunghi ( si deve lottare sempre per salvaguardare l'immagine anche rivestendosi d'ipocrisia.)Caro Filppo ho anche percepito in Te tanta serenità perchè forse hai consapevolezza della scelta fatta e grazie all'amore di Manuela sicuramente saprai andare avanti senza rinnegare mai le tue scelte passate, presenti e future.Auguro a Te e Manuela uno splendido futuro di vita insieme ,che il Signore vi custodisca sempre e vi sia sempre vicino nelle scelte  che la vita vi porterà a fare ,siate sempre semplici e sinceri e non vi verrà mai a mancare il Suo Amore e conforto .Un abbraccio affettuoso a Te e Manuela ,con affetto Lia.Spero che un giorno le nostre strade possano rincontrarsi.

Commento n°1 inviato da Lia il 21/07/2011 alle 11h21

Qualcosa si muove?

di Maria Mantello.
In Austria, i 300 sacerdoti del movimento Pfarrer-Initiative hanno lanciato il 19 giugno 2011 un formidabile “Appello alla disobbedienza”. Un manifesto riformista articolato in sette punti operativi. Per aprire la chiesa alla modernità. 
Una richiesta che la chiesa austriaca aveva avviato particolarmente a seguito dello scandalo pedofilia, ma senza successo. Si pensi alla doccia fredda della “lettera ai vescovi austriaci” del 19 dicembre 1998, scritta dall’allora prefetto della fede Ratzinger: una sequela inappellabile di no su tutto quanto non si conformasse all’ortodossia su sessualità, matrimonio, anticoncezionali, nonché su sacerdozio e comunione eucaristica.
Il dialogo sembrava servire solo alla curia vaticana per ribadire l’ obbedienza a Roma. Così fino agli incontri più recenti di Benedetto XVI con i vescovi austriaci. Era come scontrarsi con un muro di gomma. Intanto i fedeli abbandonavano le parrocchie e chiudevano la borsa [...]

 (nel 2010, il 64% non ha versato il contributo alla chiesa cattolica).
È in questo profondo disagio che è nato nel 2006 il movimento Pfarrer-Initiative, che adesso ha deciso, col suo “appello alla disobbedienza” di procedere autonomamente per la riforma, cominciando dalle proprie parrocchie.
Vogliono creare una chiesa comunità dialogante, i disobbedienti. Una Chiesa dove la individuale libertà di coscienza venga prima dell’obbedienza al papa. E per questo dichiarano nel loro appello: «Reciteremo in futuro in ogni messa una preghiera per la riforma della chiesa». Un incipit che evoca lotte lontane. Istanze di resistenza che non hanno mai smesso di fruttificare nei secoli, nonostante discriminazioni, persecuzioni, roghi.

Radici plurali e laiche che ritornano, e che adesso alimentano anche i sette punti di questo appello.
Sette sigilli per contestare gerarchia e dottrina della chiesa cattolica apostolica romana. Per contestare le sue Verità supposte, alle quali si contrappone spirito di libertà e di autodeterminazione.

Libertà di pensiero e di parola, innanzitutto, perché si legge nell’appello: «davanti a Dio c’è libertà di parola». Libertà di parola che è riappropriazione della capacità e volontà di ricercare liberamente per trovare altri significati, altre definizioni. Parola quindi al di fuori dell’ortodossia. Parola che esamina e diviene. Parola atto creativo: per uscire dal già descritto e prescritto. Parola che libera dalla Verità unica. Parola che spezza l’ascolto passivo della catechistica obbedienza. Parola che sottrae al chierico il Verbo. Parola desacralizzata dunque, che supera il dualismo: sacro - profano. Parola che demarca solo il confine con l’arroganza assolutizzante della fede a una dimensione. Parola che non pretende replicanti dell’identico. E che per questo consente al fedele di sperimentare, nel pluralismo del definire, anche un modo altro e molteplice di fede. Di diventare nella libertà di parola davanti a Dio, il creatore della sua fede.


In questo atto di disobbedienza nella «libertà di parola» è posta la questione di fondo: sottrarre finalmente la gestione della parrhesia (libertà di parola) a quella chiesa curiale che proprio sull’accaparramento della Parola ha costruito e imposto il suo potere fin dall’inizio.
Una chiesa vaticana che oggi, di fronte ad una società sempre più laicizzata e secolarizzata nei fatti, pretende di ergersi a giudice universale: detentore assoluto del bene e del male. Ovunque. Sempre. In eterno.

Per spezzare questo astorico potere i sacerdoti di Pfarrer-Initiative dichiarano appunto: «in ogni messa reciteremo una preghiera per la riforma della chiesa». Una disobbedienza che diviene rivoluzione per una chiesa come la cattolica, dove in ogni messa ancora oggi officiante i fedeli ripetono, in continuità niceniana e tridentina la professione di fede: «Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica ….».

Al contrario, i “disubbidienti” parroci austriaci vogliono ricercare e interpretare con i fedeli, abbattendo anche il discrimine tra comunicati e scomunicati. Tra chi è dentro al recinto del sacro (fanum). E chi ne è fuori (pro-fanum). Eccoli allora sostenere con forza che all’eucarestia possono accedere anche «divorziati-risposati, membri di altre chiese cristiane e, in alcuni casi, anche cattolici che sono usciti dalla chiesa». Vogliono una chiesa dell’accoglienza. Della pariteticità. Una chiesa dove i fedeli siano sempre meno pecore, e il pastore sempre meno capo. Parlano addirittura di “Eucaristia senza prete” (priesterlose Eucharistiefeier), per potenziare e sviluppare autonomia e responsabilità di ciascuno.

Sono stanchi dell’assolutismo religioso. Vogliono democratizzare, prevedendo ruoli di governo impensabili per la chiesa di Roma. Pertanto dichiarano: «Ci impegneremo affinché ogni parrocchia abbia un suo moderatore: uomo o donna, sposato o non sposato, a tempo pieno o a tempo parziale. Questo però non attraverso fusioni di parrocchie, ma attraverso un nuovo modello di prete». Sono consapevoli, infatti, che senza rimettere in discussione il tradizionale modello di prete, non ci sarà mai riforma. «Un nuovo modello di prete» tutto da creare. Ma sanno per certo che l’accesso non può essere precluso a donne, coniugati e finanche conviventi. Fratelli e sorelle che «seguono la loro coscienza – come facciamo noi con la nostra protesta».

Più di qualche sobbalzo all’ombra del Cupolone ci deve essere stato, nel leggere questo “appello alla disobbedienza”.


Intanto per arginare la piccola grande Riforma di Pfarrer-Initiative, è intervenuto Egon Kapellari, vice presidente della conferenza episcopale, che ha espresso la sua preoccupazione per l’unità della Chiesa e stigmatizzato i disobbedienti: «Questa visione parziale della situazione generale nella Chiesa austriaca e le conseguenze che vengono tratte potranno sembrare plausibili a molte persone, ma essa mette seriamente in pericolo l'identità e l'unità della Chiesa cattolica. È del tutto legittimo esprimere le preoccupazioni delle parrocchie, ma è una cosa assai diversa incitare alla disobbedienza e mettere in pericolo la fisionomia della Chiesa a livello mondiale e in maniera del tutto unilaterale rifiutare gli obblighi comuni».

Per cercare di bloccare il contagio del manifesto dei disobbedienti è intervenuto anche il presidente della Conferenza episcopale austriaca, il cardinale Christoph Schönborn. Questi, che è anche arcivescovo di Vienna, aveva avuto come suo vicario dal 1995 al 1999 proprio mons. Helmut Schüller, che di Pfarrer-Initiative è adesso il portavoce.
Christoph Schönborn si è guadagnato una certa stima negli ultimi anni per aver assunto senza riserve la difesa delle vittime del clero pedofilo. Suo l’impulso a dar loro voce proprio nella cattedrale di Vienna. Sua l’iniziativa nel 2010 di istituire una commissione indipendente guidata dall'ex governatrice della Stiria, Waltraud Klasnic. E sua ancora la polemica contro il cardinal Sodano, accusato di “insabbiare” e di liquidare come “chiacchiericcio” lo scandalo pedofilia. Per questa ultima posizione Schönborn è stato richiamato dall’attuale papa e ha dovuto fare ammenda.

Adesso Christoph Schönborn, che per altro di Ratzinger è stato anche allievo, ha deciso di prendere posizione contro i preti disobbedienti austriaci con un comunicato in cui ricorda loro che «al momento dell’ordinazione, noi sacerdoti abbiamo promesso, liberamente e senza imposizione, nelle mani del vescovo “rispetto e obbedienza”». Io stesso, scrive, «nel mio ruolo di vescovo ho giurato al Papa fedeltà e obbedienza. Io voglio mantenere questa parola data». Ma, continua Schönborn, «se la disobbedienza al Papa e al vescovo diventano una questione di coscienza, questo significa che si è saliti su un altro livello, un livello che obbliga ad assumere una risoluzione chiara».


E aggiunge: «chi in piena e provata coscienza e convincimento, pensa che Roma abbia preso una strada sbagliata, una strada che contrasta seriamente il volere del Signore, dovrebbe trarne, infine, le dovute conseguenze, e cioè non camminare più sulla via della chiesa romana».

Insomma o si sta dentro la Chiesa unica e universale, quella romana, oppure si esca fuori, conclude il cardinale, perché «in ultima analisi, ogni sacerdote, così

Commento n°2 inviato da mary il 22/07/2011 alle 21h45

Presbiterorum Ordinis n° 16

Il celibato

16. La perfetta e perpetua continenza per il regno dei cieli, raccomandata da Cristo Signore nel corso dei secoli e anche ai nostri giorni gioiosamente abbracciata e lodevolmente osservata da non pochi fedeli, è sempre stata considerata dalla Chiesa come particolarmente confacente alla vita sacerdotale. Essa è infatti segno e allo stesso tempo stimolo della carità pastorale, nonché fonte speciale di fecondità spirituale nel mondo. Essa non è certamente richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, come risulta evidente se si pensa alla prassi della Chiesa primitiva e alla tradizione delle Chiese orientali, nelle quali, oltre a coloro che assieme a tutti i vescovi scelgono con l'aiuto della grazia il celibato, vi sono anche degli eccellenti presbiteri coniugati: per questo il nostro sacro Sinodo, nel raccomandare il celibato ecclesiastico, non intende tuttavia mutare quella disciplina diversa che è legittimamente in vigore nelle Chiese orientali, anzi esorta amorevolmente tutti coloro che hanno ricevuto il presbiterato quando erano nello stato matrimoniale a perseverare nella santa vocazione, continuando a dedicare pienamente e con generosità la propria vita per il gregge loro affidato.

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Preti celibi e preti sposati di Basilio Petrà 09 luglio 2011 Cittadella editrice La recensione di

Preti celibi e preti sposati
di Basilio Petrà

 09 luglio 2011 
Cittadella editrice

La recensione di Aldo Maria Valli

   Avremo in futuro preti sposati? E perché la Chiesa cattolica di rito latino non ammette ancora questa possibilità? Rilanciata dalla questione degli abusi sessuali commessi da uomini consacrati, la questione è tornata d'attualità. Ci è tornata nel modo più sbagliato, perché il fatto di potersi sposare non garantisce di per sé l'eliminazione dei casi di abuso, e tuttavia un certo dibattito si è riaperto, come dimostra anche la recente lettera di centocinquanta teologi tedeschi, austriaci e svizzeri, intitolata Chiesa 2011: un rinnovamento indispensabile, nella quale l'abolizione dell'obbligo del celibato figura tra le principali richieste.

In questa atmosfera, un contributo onesto e documentato viene dal saggio di Basilio Petrà Preti celibi e preti sposati. Due carismi della Chiesa cattolica (Cittadella editrice, 110 pagine, 11,50 euro), nel quale si affronta il valore teologico e spirituale del sacerdozio uxorato, intendendo con questa espressione il sacerdozio di uomini sposati che, in accordo con la moglie e gli eventuali figli, ricevono l'ordinazione.

L'autore, prete della diocesi di Prato e ordinario di teologia morale alla Facoltà teologica dell'Italia centrale, spiega che fino a un centinaio d'anni fa nella Chiesa cattolica di rito latino "era pacificamente accettata l'idea che la legge celibataria fosse una pura legge ecclesiastica". Nulla di dogmatico, quindi, ma piuttosto una questione di convenientia. Sia sul piano pratico (non avere troppe preoccupazioni terrene) sia su quello, diremmo oggi, dell'immagine (il prete celibe come testimone del soprannaturale) il celibato sembrava dare maggiori garanzie rispetto alla possibilità di sposarsi.

Con i rapidi cambiamenti sociali e culturali avvenuti a partire dall'inizio del XX secolo e, poi, con il Concilio Vaticano II, a partire dal quale si è sviluppata una nuova teologia della sessualità, del matrimonio e della famiglia, ci si sarebbe aspettati anche un parallelo percorso di apertura e disponibilità della Chiesa verso l'ipotesi del sacerdozio uxorato. Invece è avvenuto proprio il contrario. Gradualmente si è sviluppata una teologia del celibato sempre più rigorosa e stringente, della quale è espressione soprattutto la Pastores dabo vobis del 1992, l'esortazione apostolica con la quale Giovanni Paolo II, al termine del sinodo dei vescovi di due anni prima, ribadì la connessione tra celibato e sacerdozio sottolineando che, attraverso l'ordinazione sacerdotale, il prete si configura a Cristo in quanto sposo della Chiesa.

Il processo, nota Petrà, ha un che di paradossale, specie se si pensa che, di pari passo, la Chiesa cattolica di rito latino ha riconosciuto la dignità del sacerdozio uxorato cattolico di rito orientale. Di fatto, secondo l'autore, la posizione della Chiesa di Roma è contraddittoria. Proprio nel momento in cui, per la prassi, la connessione tra stato celibatario e ordine sacro viene vista solo come questione di diritto ecclesiastico (altrimenti non si lascerebbe libertà di eccezione alle Chiese cattoliche di rito orientale), ecco che la dottrina rende invece la connessione sempre più interiore, stringente e profonda.

Secondo Petrà, la Chiesa potrebbe e dovrebbe uscire dalla contraddizione tornando al Concilio Vaticano II e alla sua capacità di leggere la realtà umana non in termini di esclusione (aut aut), ma di inclusione (et et). Bisognerebbe evitare i rischi di "radicalizzazione sacramentale del celibato" per "accogliere adeguatamente tutti i doni di Dio senza vederli in opposizione tra loro e senza escluderne alcuno preventivamente".

Su questo piano, un primo passo sarebbe quello di accettare nei fatti il carattere cattolico del sacerdozio uxorato "senza guardarlo come se fosse una sorta di virus dal quale difendersi o come una disciplina tollerata, da mantenere in una sorta di riserva indiana".

Occorre anche liberarsi dalla paura di suscitare confusione o scandalo nei fedeli e dal pensiero che eventuali aperture potrebbero indebolire la scelta del celibato. Semmai, in un regime di libertà, la scelta sarebbe più motivata. "I carismi non vanno esaltati l'uno in opposizione all'altro, ma l'uno in armonia con l'altro. Anche perché ciò che realmente conta non è la consistenza o configurazione oggettiva dei carismi, ma la qualità interiore - umana, morale, spirituale - della persona".

Avremo in futuro, e con pari dignità, un clero uxorato cattolico di rito latino accanto al clero celibatario? La risposta va data sul piano dell'elaborazione teologica. Per una teologia del sacerdozio aperta alle due opzioni i tempi sembrano maturi, ma per dare il via al confronto ci vorrebbero più coraggio e fiducia. La spinta, dice Petrà, verrà forse dal fatto che tanto nelle Chiese cattoliche di rito orientale quanto nelle Chiese ortodosse aumenta il numero di preti uxorati che sono anche teologi e che vivono la loro condizione come un valore, non come un peso o come una concessione alla debolezza dell'uomo.

 

 

 

 
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